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Esperienze precedenti e il percorso fino a King George
Bobby Moynihan ripercorre il proprio rapporto con Pixar e altri progetti d’animazione che hanno plasmato il suo approccio al nuovo ruolo in Hoppers. Tra i ruoli citati ci sono Chet in Monsters University e in Monsters at Work, il personaggio “Forgetter Bobby” in Inside Out (con un riferimento ironico anche a Inside Out 2), e la collaborazione con Daniel Chong per il personaggio Panda in We Bare Bears.
Queste esperienze vengono descritte come un cumulo di lezioni professionali: lavorare con registi e studi come Daniel Chong e Pixar gli ha insegnato tecniche e discipline utili che ora ritrova nel ruolo di King George. Bobby sottolinea anche il valore del momento personale: essere padre di due bambine e avvicinarsi ai cinquant’anni ha influenzato la sua interpretazione, permettendogli di portare maturità e una diversa prospettiva al personaggio.
La lunga attesa e l’altalena emotiva dell’audizione
L’audizione finale di Bobby si è svolta a Emeryville ed è durata circa due ore in cabina. Nonostante la cura con cui lo studio mette gli attori nelle condizioni di lavorare come se avessero già il ruolo, la risposta non arriva immediatamente: «Ci hanno detto che ci avrebbero fatto sapere in due settimane» racconta, e da lì è cominciato un periodo di incertezza e tensione.
Inizialmente gli è stato comunicato che non aveva ottenuto il ruolo, una notizia che ha causato «devastazione» e un forte impatto emotivo. Ha descritto la necessità di fare un grande lavoro interiore per non crollare: trovare modi per accettare il rifiuto, rimettersi in piedi e continuare a credere nelle proprie capacità. Dopo questo periodo difficile, è arrivata una seconda telefonata — stavolta con la conferma del ruolo — trasformando l’esperienza in un vero e proprio rollercoaster emotivo.
«Mi avevano detto che non l’avevo ottenuto. C’è stata una devastazione, ma poi ho ricevuto un’altra chiamata: l’ho avuto.»
Le sessioni di registrazione: durata, intensità e fatica
Bobby spiega che le sessioni di registrazione per questo tipo di film sono fisicamente ed emotivamente esigenti. Un’audizione può durare due ore, ma le sessioni in studio per il doppiaggio solitamente si aggirano intorno alle quattro ore, a volte anche sei, a seconda delle esigenze. Anche sessioni più brevi possono risultare molto intense.
Il motivo principale della stanchezza è il tipo di lavoro richiesto: nel doppiaggio si «butta l’anima» in ogni take, senza il filtro dello spettatore o della telecamera, e si osa di più. Questo approccio può risultare più faticoso rispetto ad altre forme di recitazione, perché si urla, si corre, si spingono le corde vocali e si esplorano stati emotivi estremi per ottenere la performance desiderata.
Il metodo in cabina: quando il realismo passa per dettagli fisici
Per rendere credibile un momento come una scena in cui il personaggio impara a nuotare o annaspa in acqua, gli autori e i direttori li hanno incoraggiati a sperimentare soluzioni concrete in cabina. Bobby racconta che per alcune riprese gli è stato chiesto di bere un po’ d’acqua per simulare meglio il suono e la sensazione di qualcuno che non sa nuotare o che sta inghiottendo acqua.
Questa ricerca del realismo è stata vissuta con ironia: «Immergersi nel castoro», dice, riferendosi al personaggio, ma aggiunge che il processo è stato efficace. L’approccio, definito scherzosamente “metodo in cabina”, mostra quanto il doppiaggio possa richiedere improvvisazione fisica e coraggio creativo per ottenere un risultato autentico.
Riflessioni finali sul lavoro e la carriera
Bobby considera questo ruolo una sorta di momento di cerchio completo nella sua carriera: dall’essere un giovane sul palco di SNL a un artista più maturo che interpreta figure paterne o di guida, come King George. Riconosce l’importanza di mantenere l’umiltà, anche dopo aver ricevuto un’offerta così importante, e ammette che la prima esperienza di rifiuto lo ha tenuto con i piedi per terra.
Il tono dell’intervista è tra il riflessivo e l’ironico: Bobby celebra la propria performance ma resta umile, parla delle difficoltà del processo creativo e dello sforzo fisico richiesto dal doppiaggio, offrendo al pubblico uno sguardo sincero sul dietro le quinte di un film d’animazione.

