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Ospiti e atmosfera in studio
La puntata di Radio Deejay accoglie Gabriele Muccino, Miriam Leone e Mahmood in vista dell’uscita del film Le cose non dette: un incontro informale, con battute e confidenze, che li vede confrontarsi con i conduttori e il pubblico. Si scherza sul microfono che “gira”, sulle abitudini in palestra e sui dettagli più leggeri della vita quotidiana, come i confetti che Miriam aveva portato l’ultima volta che era stata in trasmissione (era il 2021) o la fase di crescita dei capelli di uno degli ospiti.
Non manca un momento più personale: Miriam invia un saluto e un abbraccio alla sua terra, salutando Catania e tutta la Sicilia e ricordando le zone colpite dal ciclone, con l’espressione di vicinanza verso chi sta affrontando le difficoltà.
Il film: ambientazione e origine
Le cose non dette è il nuovo film di Gabriele Muccino, ambientato a Tangeri, in Marocco. Muccino racconta come la città sia apparsa da subito magnetica e diversa dall’Occidente: una dimensione in cui, non appena si mette piede, si avverte uno scarto rispetto alla routine occidentale. L’idea di girare a Tangeri nasce anche da un viaggio che Muccino stesso fece da Tarifa, in Spagna, prendendo un traghetto e considerando il luogo come possibile set.
Nel corso della conversazione emerge anche che il film è ricavato da un libro intitolato Siracusa, una fonte narrativa da cui si è poi sviluppato il progetto cinematografico.
Trama essenziale e temi principali
Muccino definisce la trama come complessa da riassumere, ma fornisce gli elementi chiave: la storia segue un gruppo di amici composto da due coppie che attraversano difficoltà nei rispettivi rapporti di coppia nonostante siano sposate. Una delle coppie ha una figlia tredicenne, descritta apertamente come “in età da rompicoglioni”.
Per volontà del personaggio interpretato da Miriam Leone, che vive un momento di transizione professionale (lavora anche come autrice per Vanity Fair), la famiglia decide di trasferirsi temporaneamente a Tangeri nella speranza che il cambiamento di scenario aiuti a rompere lo stallo del rapporto. Invece, la distanza dalla quotidianità fa emergere verità nascoste: la fuga si trasforma in una bolla che mette a nudo maschere e ipocrisie e che viene scossa dall’arrivo di “vettori inattesi”, eventi che riaccendono le dinamiche sentimentali e personali dei protagonisti, sempre sotto il segno dell’amore.
I toni della conversazione restano accorti sul rischio spoiler: gli ospiti evitano di svelare troppo pur descrivendo i motivi emotivi e focali della storia.
La colonna sonora e il contributo di Mahmood
Alessandro Mahmoud (Mahmood) è intervenuto in qualità di autore e interprete della canzone presente nella colonna sonora del film. Racconta di essere stato “l’ultimo ad entrare nella famiglia” del progetto, ringraziando Gabriele Muccino per la scelta. Il brano, che porta lo stesso titolo del film, è stato scritto da Mahmood in studio insieme al suo produttore Marcello Grilli e poi rifinito in confronto con il maestro Paolo Bonvino, dopo aver visto il film per cogliere il mood della storia.
Mahmood precisa che la struttura della canzone è nata da zero in studio: il titolo è stato l’ultima cosa che ha aggiunto, una volta definita la storia musicale del pezzo. L’artista racconta inoltre che si è confrontato con il materiale visivo del film per calibrare l’atmosfera del brano sul racconto cinematografico.
Dialoghi, ironia e suggestioni sul titolo
In trasmissione non mancano momenti di gioco tra gli ospiti: si discute dell’efficacia del titolo Le cose non dette e qualcuno propone alternative ironiche come Le cose non chiarite o Vettori inattesi. Le battute servono anche a esplorare i temi del non detto, dell’omissione e dell’indicibile che permeano il film.
Nel complesso, l’intervista offre uno sguardo tra il personale e il professionale: si toccano aspetti tecnici della lavorazione, scelte narrative e musicali, ma anche scorci di vita reale e relazioni tra i protagonisti coinvolti nel progetto cinematografico.

