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Il contesto dell’intervista
Gary Oldman, tra i protagonisti di Parthenope di Paolo Sorrentino nel ruolo dello scrittore John Cheever, riflette sul tema centrale del film: la capacità di vedere davvero le persone e il mondo che ci circonda. L’intervista tocca aspetti personali e artistici, dal mestiere dell’attore all’approccio registico di Sorrentino.
Vedere le persone: l’arte dell’osservazione
Oldman sottolinea che, per la natura del suo lavoro, è costretto a osservare: «Devo vedere. Sono sempre a guardare la gente, il comportamento, come parlano, la cadenza». Per un attore questo sguardo attento è uno strumento fondamentale per comprendere e restituire i personaggi.
Parlando del film, ricorda una scena in cui il professore è sul punto di rivelare il figlio e inizialmente esita. Questo momento può essere letto in modi diversi: un’imbarazzo del personaggio o, come suggerisce Oldman, l’indizio che la figlia non è ancora pronta a vedere. La rivelazione avviene solo quando il professore la introduce, definendola «naturalmente un’antropologa», e presenta il bambino straordinario. L’idea è che la capacità di vedere si sviluppi con il tempo e con l’esperienza.
Giovinezza, tempo e la prospettiva che cambia
Oldman mette a confronto la visione dei giovani con quella degli adulti: «Si vede molto di più quando si invecchia. Quando sei giovane non lo fai». Racconta anche un aneddoto personale, parlando del proprio figliastro sedicenne che già desidera essere più grande, segno della comune propensione dei giovani a guardare sempre altrove, anziché vivere il presente.
Il tema è centrale nel film: la giovinezza spesso non è ancorata al momento presente, è sempre proiettata verso un altrove. Con l’età invece subentra la consapevolezza del valore del qui e ora, il classico invito a «godersi oggi» perché il domani non è garantito. Oldman riprende anche una battuta presente nel film che definisce Billy Wilder come un altro «antropologo», rafforzando il parallelismo tra cinema e studio dell’umano.
Paolo Sorrentino come antropologo del cinema
Per Oldman, Paolo Sorrentino è uno dei suoi registi preferiti e ciò spiega perché lo considera quasi un antropologo: popola i suoi film di personaggi straordinari, esattamente come la vita ci mette davanti a persone capaci di cambiare il nostro percorso. Nei suoi lavori convivono filosofia, umorismo, arguzia, tragedia, amore, vita e perdita.
Secondo Oldman, i personaggi di Sorrentino sono intensamente imperfetti ma allo stesso tempo dotati di una loro bellezza intrinseca. Il regista costruisce percorsi narrativi che prevedono deviazioni, incontri e trasformazioni, restituendo una visione ricca e complessa dell’esperienza umana.
Chiusura dell’incontro
L’intervista si conclude in modo informale: Oldman scherza sul vento e su un elicottero che potrebbe sollevarli via in qualsiasi momento, chiudendo la conversazione prima che il paesaggio prenda il sopravvento. Un finale che rimanda alla leggerezza e alla spontaneità del dialogo tra attore e intervistatore.

